Archivio per Categoria Responsabilità civile

CORTE D’APPELLO DI CATANIA, sentenza del 30 luglio 2020 n.1410. Malasanità ed inosservanza delle linee guida.

La Corte d’Appello di Catania condanna l’Azienda Sanitaria Provinciale al risarcimento del danno per la morte di un paziente cui non è stato diagnosticato un infarto. La Corte ha censurato la mancata osservanza delle linee guida in materia di diagnosi e cura dell’infarto miocardico acuto; l’applicazione delle linee guida avrebbe evitato l’evento infausto con una probabilità maggiore del 50% (più probabile che non).

La sentenza

CORTE DI CASSAZIONE, ORDINANZA DEL 27/03/2018 N.7513

Danno morale e danno biologico.

Il danno morale – di per sé danno non patrimoniale – deve essere valutato separatamente dal danno biologico/esistenziale/alla vita di relazione, senza che con ciò vi sia duplicazione di risarcimento.

L’ordinanza

 

L’ordinamento prevede e disciplina soltanto due categorie di danni: quello patrimoniale e quello non patrimoniale. Ogni ulteriore specificazione non può costituire duplicazione. Corte di Cassazione, sentenza 27/03/2018 n.753

L’ordinamento prevede soltanto due categorie di danni: quello patrimoniale e quello non patrimoniale.
Entrambi costituiscono una categoria giuridicamente (anche se non fenomenologicamente) unitaria.
Ciò vuol dire che qualsiasi pregiudizio non patrimoniale sarà soggetto alle medesime regole e ad i medesimi criteri risarcitori (artt. 1223, 1226, 2056, 2059 c.c.).
Nella liquidazione del danno non patrimoniale il giudice deve, da un lato, prendere in esame
tutte le conseguenze dannose dell’illecito; e dall’altro evitare di attribuire nomi diversi a pregiudizi identici.
Costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione d’una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno biologico, e l’attribuzione d’una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi di cui è già espressione il grado percentuale di invalidità permanente (quali i pregiudizi alle attività quotidiane, personali e relazionali, indefettibilmente dipendenti dalla perdita anatomica o funzionale: ovvero il danno dinamico-relazionale).
La misura standard del risarcimento prevista
dalla legge o dal criterio equitativo uniforme adottato dagli organi giudiziari di merito (oggi
secondo il sistema c.d. del punto variabile) può essere aumentata solo in presenza di conseguenze dannose del tutto anomale.

Non costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione d’una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno biologico, e d’una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi che non hanno fondamento medico-legale, perché non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico-legale del grado percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell’animo, la vergogna, la disistima di sé, la paura, la disperazione).
Ove sia correttamente dedotta ed adeguatamente provata l’esistenza d’uno di tali pregiudizi non aventi base medico-legale, essi dovranno formare oggetto di separata valutazione e liquidazione (come è confermato, oggi, dal testo degli artt. 138 e 139 cod. ass., così come modificati dall’art.1, comma 17, della legge 4 agosto 2017, n. 124, nella parte in cui, sotto l’unitaria definizione di “danno non patrimoniale”, distinguono il danno dinamico relazionale causato dalle lesioni da quello “morale”).
Il danno non patrimoniale non derivante da una lesione della salute, ma conseguente alla lesione di altri interessi costituzionalmente tutelati, va liquidato, non diversamente che nel caso di danno biologico, tenendo conto tanto dei pregiudizi patiti dalla vittima nella relazione con se stessa (la sofferenza interiore, il sentimento di afflizione e cioè il danno morale interiore), quanto di quelli relativi alla dimensione dinamico-relazionale della vita del soggetto leso. La sentenza:

Consenso informato e danni imprevedibili. Cassazione Civile, sentenza 26/07/2017 n.18392.

L’imprevedibilità dell’evento esclude che vi possano essere motivi di censura in ordine alle modalità con le quali è stato espresso il consenso informato, in quanto l’arresto cardiaco e la morte non rientrano nelle possibili complicanze di quel tipo di intervento e pertanto non vanno illustrate.

La sentenza:

CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, SENTENZA 27 GUGNO 2011 N.14019

Se l’intervento è di routine, il medico risponde anche per colpa lieve.

Colpa della struttura sanitaria. CASSAZIONE CIVILE SEZ. 3, SENTENZA DEL 19 OTTOBRE 2015 N.21090

Colpa della struttura sanitaria. La struttura santaria, debitore della prestazione, può liberarsi dalla colpa solo se prova che l’evento dannoso si sarebbe in ogni caso verificato. Il rispetto delle leggi e regolamenti non esonera da colpa per negligenza o imprudenza.

La sentenza

Nesso di causalità nella responsabilità civile. Tribunale di Ferrara, sentenza del 24/01/2014

Nesso causale nella responsabilità civile vige il criterio del “più probabile che non” (caso di danni da emotrasfusione). La sentenza:

Consenso informato ed intervento diverso da quello concordato. Cassazione Civile, sentenza 17/01/2013 n.1024

Il consenso informato non si estende ad un intervento poi risultato, anche in parte, diverso da quello concordato.

La sentenza

Forma ed onere della prova del consenso informato. Corte di Cassazione, sentenza 27/11/2012 n.20984

In materia di consenso informato, la S.C. ha precisato i seguenti princìpi:
1) non può esservi un consenso tacito per facta concludentia;
2) la qualità personale del soggetto da informare (nella specie, medico) non fa venire meno l’obbligo di informazione;
3) l’onere della prova con riguardo all’avvenuta illustrazione delle possibili conseguenze dannose della terapia spetta al medico, una volta dedotto dal paziente il relativo inadempimento.

La sentenza:

Indennizzo da emoderivati. Corte Costituzionale, sentenza n.293/2011

Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati):

La Corte dichiara illegittima la norma (articolo 11, commi 13 e 14, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78), che aveva escluso la rivalutazione monetaria, sulla base del tasso di inflazione programmato, dell’indennità integrativa speciale di cui all’art. 2, comma 2, della medesima legge,costituente parte integrante dell’indennizzo in godimento. La sentenza: